La presenza del diavolo, ossia del fattore del male, secondo il volgo apriglianese, non si scinde mai dai fenomeni che avvengono per le mutazioni della natura. I diavoli sembrano i necessari ministri della collera di Dio e i temporali all'opera loro sono affidati.
Del resto, questo sentimento, fatto proprio dai Padri della Chiesa, era comune agli scrittori del Medioevo: san Tommaso diceva che il diavolo può, non naturali cursu ma artificialiter, produrre pioggia e vento; ergo tutti i fenomeni atmosferici sono soggetti alla potestà del demonio.
Tommaso Catipratense attribuiva a quello spirito le illusioni della “fata morgana” e lo stesso Dante Alighieri, parlando della tempesta suscitata dai demoni che travolse il corpo di Buonconte da Montefeltro, si conformava alla comune opinione che attribuiva agli spiriti maligni la potestà sugli elementi.
Tuttavia, come osserva il Finamore, accanto a questo concetto, che può classificarsi come ortodosso e cristiano, vi sono altre teorie che non vanno in direzioni opposte. Così tante potenze occulte e insidiose si presentano alla mente nel nostro volgo in numero e forme diversi per quante sono le forze ribelli della natura tempestosa. A queste personificazioni non è estraneo, forse, il retaggio del mondo pagano al quale apparteniamo e che non si è ancora dileguato.
(fine parte 2 – Continua)
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