Di tutti i flagelli che affliggono l’umanità, quelli che dipendono da eventi atmosferici sono, nella credenza dei popoli, i più terribili e temuti. Il tuono, la folgore, la grandine, i tifoni sono i fenomeni che più restano impressi nella fantasia del volgo, e sono ritenuti come tanti segni della collera celeste: essi affaticano l’immaginazione, spingendola sempre verso il concetto della divinità.
La personificazione delle forze della natura, prodotto della coscienza popolare, è antichissima perché rappresenta il processo evolutivo della storia, la trasfigurazione degli antichi miti eroici, del divino che a poco a poco si compenetrato coll’umano. La presenza di tante figure mostruose che simboleggiano i fenomeni naturali, secondo le antiche teogonie, sono il necessario portato della evoluzione che ha subito l’immaginazione, colpita da impressioni agitate e confuse. Secondo alcune dottrine prevale nei miti indo-europei la deformità delle figure animali come rappresentazioni di quei fenomeni e la presenza del serpente, intorno al quale si accoglie un’infinità di riti, di culti e di credenze personifica il genio del male, quello stesso genio che più tardi, sotto le sembianze del dragone, adottò il cristianesimo per impersonarvi la figura del diavolo: “Draco qui est diabolus”, come recita l’Apocalisse di San Giovanni.
(continua...)
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