Siamo per l’esattezza nel comune di Borgia, a poca distanza a sud di Catanzaro Lido, dove dal 1982 si può ammirare un luogo in cui antico e moderno si fondono per dare vita ad una gigantesca opera d’arte. I ritrovamenti archeologici hanno rinvenuto i resti dell’antica colonia greca di Sekylletion, successivamente trasformata dai Romani in Scolacium.
Il parco, di oltre 30 ettari, conserva antiche costruzioni di epoca greco-romana, normanna (come i ruderi della Chiesa di S. Maria della Roccella), e diversi reperti archeologici di notevole interesse come ceramiche e statue. La Roccelletta di Borgia, basilica dedicata a Santa Maria della Roccella, si erge imponente all’ingresso e splende coi suoi mattoni rossi e il mix di diversi stili architettonici, che vanno da quello romanico e bizantino fino all’arabo. Altro monumento antico di interesse è il Teatro Romano, di cui sono ben visibili le gradinate, il Vecchio Foro, la piazza pavimentata con grandi mattoni laterizi e una fontana.
E’ qui, in questo luogo d’altri tempi, che dal 2005 si svolge la rassegna Intersezioni, che porta le opere dei più noti scultori contemporanei a mischiarsi con le antiche pietre negli scenari più suggestivi. Ecco quindi che quest’anno, sullo sfondo della cavea del teatro, tra i lastricati del foro, nella navata scoperchiata della chiesa normanna o fra i marmi romani del piccolo museo, sfilano le opere di Mauro Staccioli, scultore originario di Volterra che vive e lavora a Milano. Impegnato da decenni a cercare un dialogo tra la scultura e gli ambienti urbano e naturale, Staccioli ha portato a Scolacium un progetto di installazioni monumentali, alte fino a 10 metri, e una serie di opere realizzate appositamente per l’occasione.
Tra queste l’”Uomo che misura le nuvole” è un bronzo dorato che, stagliandosi dalla cima di una scaletta contro il cielo verso cui protende il righello, sembra davvero stia calcolando l’estensione delle nuvole. Stesso senso di armonia tra opera e luogo si prova davanti alle installazioni di Antony Gormely “Seven times”, sette sculture a grandezza naturale rivolte in fila verso il mare, che gradualmente emergono dall’erba, o davanti ai “Testimoni” di Mimmo Paladino, quattro figure di bronzo che sembrano accogliere chi entra per visitare il parco, un vero gioiello calabrese che si divide tra arte, storia e natura.
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