
Ad Aprigliano, nella frazione Petrone, sorge una piccola chiesa anticamente dedicata a Maria “in cœlum assumpta” le cui prime attestazioni risalgono al Seicento.
Si invocava la santa poiché teneva lontano il pericolo di contrarre malattie oftalmiche contagiose, che spesso provocavano gravi menomazioni della vista, considerata un bene prezioso, e più spesso ancora totale cecità.
La ratio delle sue virtù terapeutiche andrebbe ricercata nella leggenda secondo la quale la Vergine di Siracusa, per conservare incontaminata la sua illibatezza, si sarebbe cavata gli occhi per offrirli su di un piattino d'oro al proconsole romano di lei morbosamente invaghito. Secondo la stessa leggenda, il Signore per premiare il suo martirio glieli avrebbe fatto ricrescere piccoli e brutti solo per darle la possibilità di vedere. Per questi motivi la pietà popolare la eresse a simbolo non solo di purezza, ma anche e soprattutto di patrocinio delle facoltà visive.
Per questa sua caratteristica distintiva e per i miracoli da lei operati, Santa Lucia veniva citata anche in formule apotropaiche recitate, in una commistione esecranda di sacro e profano. Ad Aprigliano per la malattia degli occhi si ricorda il seguente carme:
“Santa Lucia 'n campu stavìa,
Oru tagliava e argìentu facìa,
Passa Gesù, Giuseppi e Maria:
Chi hadi Lucia, chi lacrime jìa?
Vâ allu miu ùortu
E trùovi zìpari e finocchi.
Ccu li mie' pìedi li chiantai,
Ccu li mie manu li zappuliai,
Escia, pùrvera, escia purata
Escia, vena 'nsanguinata”.
Bibliografia:
Archivio di Stato di Cosenza
Credenze popolari calabresi di R. Lombardi Satriani
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