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La Sila nei viaggiatori tra '700 e '800

Giuseppe Zurlo: "Dello Stato della Regia Sila" (1790)
Descrizione geografica della Regia Sila.
Sotto nome generico di Regia Sila s’intende ordinariamente un vasto comprensorio di terra tra le due Calabrie, la maggior parte in Calabria Citra, e la minore in Calabria Ultra. Per una singolarità sorprendente l’elevate montagne, che vi si distinguono, sono una certa divisione fabbricata dalla natura tra le due opposte stagioni dell’inverno e dell’estate, non conoscendosi in tal luogo né la primavera, né l’autunno. La stagione de’ bei giorni vi ha cortissima durata, perché comincia dopo il mese di giugno, ed a guisa della terra situata sotto i Tropici quella delle nevi succede dopo la metà di settembre. Da quella parte dell’anno in poi le nubi tirate dal sole dal grembo de’ due mari Jonio verso Levante, e Tirreno verso Ponente, e spinte con violenza da venti contro le montagne medesime, si aprono e si sciolgono in piogge accompagnate da frequenti tempeste, in guisa, che dopo le prime acque si veggono subito per la rigidezza del clima ricoperte di neve. Quindi formansi i torrenti, che precipitando da’ colli ingrossano i fiumi ed inondano le vaste campagne. Tutto allora si ricuopre di tenebre umide, profonde e dense. Il giorno istesso vi rimane oscurato da’ più neri vapori: ma questa così nuvolosa stagione è simile all’Abisso, che copriva i giorni del Mondo avanti la creazione della luce: allora appunto quella specie di grano, che si distingue col nome di germano, ha l’alimento analogo, onde perviene alla sua perfezione.
Gli alberi di pini, degli abeti, de’ faggi, e dei zappini per una proprietà singolare della Regia Sila, quasi per un dritto esclusivo a lei accordato dalla natura germogliano nel suo continente. E questi ritenendo una quantità di umori accensibili di resina, di terebinto, e di pece, vengono continuamente incendiati dalle fiamme divoratrici del fuoco, che ne’ tempi canicolari o il caso o la malizia altrui vi attacca, essendosi costantemente sperimentato, che le azioni lunghe e violenti del fuoco, per cui le piante s’incendiano sopra la terra per se stessa di natura sterile, e quelle altresì delle ceneri di tali piante, le quali ritengono una immensa quantità di sali, influiscono ad una fecondità prodigiosa, ed il terreno diventa fertile in modo, che produce ubertosissima la raccolta de’ semi che gli si affidano, senza l’aiuto dell’agricoltura.
Al grano succede l’erba, la quale unita coll’altra, che nasce ne’ luoghi saldi, produce la ricchezza de’ pastori, che vi conducono i loro armenti allorché l’estate sostiene il suo carattere in questa regione, che senza nube alcuna, come un superbo anfiteatro vien riscaldata dalli raggi dell’astro del giorno, il quale fra la massa enorme delle sue montagne, e l’immensità del suo orizzonte signoreggia ne’ solitarj orrori, e vi si mostra con tutta la sua magnifica pompa.

Estensione, confinazione e proprietà della Regia Sila.
Questo ben ampio e vasto continente è composto di moltissimi luoghi montuosi, i quali sono divisi da un gran numero di pianure, valli, fiumi e torrenti. La sua maggior lunghezza è di miglia trentatré, la maggior larghezza è di miglia ventitré, ed il circuito dal fiume Arente sino alla Serra di Bibolo è di miglia sessantasette e mezzo, e dalla Serra di Bibolo sino al fiume Arente per li casali di Cosenza altre miglia venti, che sono di detto circuito miglia ottantasette e mezzo. L’essere dell’espressata lunghezza, larghezza e circuito, e la sua limitazione tortuosa negli estremi dimostra non esser la sua posizione né in figura piana rettilina, né circolare, né ellittica, ma la lunghezza diversa dalla larghezza fa credere, che si accosti all’ellittica. Adottando questa ipotesi, bisogna considerare, che detta lunghezza e larghezza non sono prese per linea retta, ma solamente salendo e scendendo, e che la sua situazione non è un piano, ma sono piani, monti e valli; in guisa, che con tali dati non può aversi una misura esatta. Ma nell’ipotesi, che la Regia Sila fosse un piano, ed ellittico sopra i dati descritti della sua lunghezza, larghezza e circuito calcolando sarà la sua estensione di miglia quadrate seicento e tre, e trentunomila centottantanove centesimi, millesimi di miglio quadrato, che sono presso a poco miglia quadrate seicento e tre e quattro decimi di miglio quadrato.
La Regia Corte per la proprietà, che rappresenta su l’aIberatura di tutto il Regno, vi rappresenta il jus Picis, e la prestazione per diritto d’incisione di carlini dieci a cantajo della Pece bianca, e canini cinque a cantajo della Pece nera: ma in modo più particolare ha questo diritto sopra tutti i pini della Regia Sila.
Ne’ secoli passati si concedeva a tutti la licenza di fabbricar la pece con pagare i soliti diritti d’incisione, ed altro: ma da più tempo addietro si è introdotto l’uso di darsi in appalto dalla Regia Corte la fabbrica delle peci colla proibizione ad altri di poterle fare, e l’appaltatore si serve non solamente de’ pini, che sono nella Regia Sila, ma ancora di quelli, che sono nelle montagne confinanti alla medesima e delle altre, che sono dentro il Territorio Badiale di S. Gioivanni in Fiore.
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Diritti sul rimanente dell’alberatura e Camere riserbate.
Si è detto nel § 1 e § 9 dell’articolo X, quanto conveniva intorno all’alberatura, ed alle Camere riserbate. Ed in questo luogo si nota soltanto la rubrica de’ dritti, che ha la Regia Corte tanto su l’alberatura di tutto il Regno, quanto nella Regia Sila, perché si sappia, che essa Regia Corte, siccome è nel legittimo possesso della medesima, così ne può disporre in quel modo che le sembra migliore. A tal’effetto ha destinati molti luoghi pel taglio de’ legnami ad uso di costruzione di Navigli, che diconsi Camere chiuse, e riserbate colla facoltà ancora di poter tagliare da per tutto gli alberi della Regia Sila, che bisognassero al Regio Arsenale.
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Rendite che ritrae la Regia Corte dalla Regia Sila.
Le rendite particolari della Regia Sila nascono dai diritti appunto, che la Regia Corte vi esercita; e di queste come si è detto nel § 1, del precedente Articolo XI, alcune sono certe e stabili, alcune altre sono incerte ed indefinite. Il primo Corpo, che si conta fra le rendite certe provenienti dalla Regia Sila a favore della Regia Corte nasce dalla Bagliva e Granetteria, con cui vanno unite n016 partite di Censi in annui ducati 48.40; e dal Jus proibitivo delle nevi e neviere, come si è detto nel precedente Articolo XI. Ne’ tempi passati questa rendita non era di molta considerazione; ma nello stato presente dall’Affittatore della Bagliva della Regia Sila se ne pagano annui ducati 6604.
Il secondo Corpo delle rendite della Regia Sila nasce dal jus Picis, dal quale se ne ritraggono somme non indifferenti. Essendosi dal Giudice Zurlo fatta fare la coacervazione della pece fabbricata per 20 anni è risultato il quantitativo delle peci bianche a cantaja 20529 e rotola 75. — E benché il diritto dell’incisione si valutasse a ragione di carlini dieci il cantajo, pure essendo mancato l’appalto nel 1776 e 1788, il prodotto della pece bianca si unì con quello della pece nera, e l’introito per la Regia Corte è asceso in detti anni venti alla somma di ducati 16523.80, che ricade ad annui ducati 826.19: Ed il quantitativo delle peci nere per detti 20 anni è asceso a cantaja 75979.25, il diritto della quale benché si valutasse a grana 50 il cantajo per l’incisione, pure essendo mancato l’appalto, come si detto di sopra nel 1776 e 1778, al prodotto della pece nera si unì quello della pece bianca, e si fece introito a beneficio della Regia Corte di ducati 43940.60 che ricadono ad annui ducati 2197.03 e questi uniti alli suddetti ducati 826.19 diritti delle peci bianche, ricadono ad annui duc. 3023.22 dalla quale annua rendita della pece dedotti annui ducati 585, che come si è detto nel § 15 del precedente Articolo XI si corrispondono all’Abate Commendatario di S. Giovanni in Fiore, restano franchi a beneficio della Regia Corte delle rendite per dritto d’incisione della pece annui ducati 2438.22.
La rendita della pece però oltre al diritto d’incisione produce a beneficio della Regia Corte il pagamento pel ramo delle Regie Dogane alla ragione di carlini sei a cantajo per la pece nera, e di carlini Otto a cantajo per la pece bianca. E quando poi la detta pece si vuol portare in Napoli si esige dall’Arrendamento de’ Ferri carlini quattro a cantajo per la pece nera, e carlini sei per la pece bianca; e dalla Dogana di Napoli grana 23 1/2 a cantajo di pece nera, e grana 89 a cantajo di pece bianca. E sebbene questi lucri non siano un corpo di rendita della Regia Sila, ma sono imposizioni, che si debbono alle Reali Finanze, pur tuttavia è da notarsi, che i prodotti della Regia Sila apportano questi vantaggi. Attualmente la rendita rispetto alle peci non si percepisce, perché per ordine Sovrano se ne è sospesa la fabbrica.
Gli alberi della Regia Sila, de’ quali la Regia Corte si serve al destino degli usi marittimi e del Regio Arsenale, o per gli altri usi avendo da per sè stessi un certo prezzo, che la medesima Regia Corte non paga, costituiscono a suo favore un altro Corpo di rendita eguale all’importo del prezzo, il quale non si può definire nella sua quantità, perché nasce dal numero degli alberi istessi, che si prendono per gli usi enunciati, e dalla loro corrispondente valuta.
Alle descritte rendite si aggiungano alcune altre incerte, che variano, secondo le occasioni ed i bisogni, o secondo i capricci degli uomini per l’inoservanza de’ Reali Stabilimenti. Nascono esse dalle Serre ad acqua, che la Regia Corte suol costruire, ed affittare per la costruzione delle tavole: altre dalle pene de’ controventori per danni, che si commettono, sequestri e transazioni per detti danni: ed altre dalle controvenzioni, che si commettono nella Regia Sila da’ particolari possessori delle Difese. Questo Corpo di rendita neppure si può fissare, perché non ha certezza fisica, dipendendo in tutto e per tutto dagli eventi, e dalle circostanze de’ tempi.
Ed oltre a tutti questi corpi di rendita prima si percepiva dall’affitto della Mastrodattia della Regia Sila un estaglio il quale nell’ultimo tempo. che si tenne per conto della Regia Corte montò fino alla somma di annui ducati 510, ma nello stato presente questo affitto dalla Sovrana clemenza del Re si ritrovava abolito.

Regi Demanii, ossiano Comuni.
La Regia Sila, come si è detto nell’Articolo XI di questo primo Volume, è composta di più corpi, e giova qui ripetere, che uno di detti corpi è distinto sotto il nome di Regi Demanii, o siano Comuni. Essi sono di due sorti, cioè Comuni propriamente detti, ne’ quali tutta la pienezza del dominio è della Regia Corte, tanto per pascolo quanto per la semina; e Corsi, o Terre Corse, nelle quali il jus arandi è de’ particolari, e l’erbaggio è della Regia Corte. Chiunque paga i diritti della Fida al Baglivo della Regia Sila può pascere i suoi animali ne’ Regi Comuni: e rispetto alla Semina può farla qualunque Cittadino pagando al Regio Baglivo un torno/o di quel genere che semina per ogni tomolata di terra che occupa.

La Regia Sila, che nello stato della sua infanzia fu prima abitata dagli Ausoinii, chiamati di poi Opici, ed Osci, i quali vivevano separatamente colle loro famiglie selvagge nelle grotte degli alti sui monti; la Regia Sila, che avea veduto quei popoli selvaggi erranti alcuna volta oppressi, ed alcune volte oppressori degli altri barbari, che turbavano la loro pace; la Regia Sila, da cui furono i Siculi scacciati dagli Opici, e nella comune persecuzione aveva ricuperato ne’ suoi luoghi più alpestri i Bruzii, i quali erano popoli forse anteriori agli Ausonii ed agli Enotrii, che vi restarono sconosciuti fin da quando furono obbligati a dilatare il loro dominio nella parte meridionale della penisola fino a Reggio; la Regia Sila appunto da quel tempo non conobbe nel suo continente altra popolazione tino al secolo XII, allora quando fu fatta la concessione del Territorio Badiate al celebre Abate Gioacchino. Egli fu il primo che da sé stesso, e cogli esempii, che esso dava di una vita perfetta, e che sotto specie di perfezione col desiderio di cose grandi, e nuove inquietava gli animi altrui, fece cangiare aspetto a questo orizzonte, e trasse prima di ogni altro a sé nel recinto del territorio Badiate pochi solitarii suoi compagni, rivestendoli della divisa monacale.

Giuseppe Maria Galanti: "Giornale di viaggio in Calabria" (1792)
Questi parla dei monti Silani (più in particolare del monte Negro) e della consistenza del terreno (molto sterile tranne nelle vallate) della flora, dei minerali come il talco e l’argento, dei fiumi e del modo di ricavare l’olio di fumo dalla pece degli alberi usata per la pittura.

Astolphe de Custine: (1812) Rifugio per malati e briganti
Parla di come questi luoghi servono da rifugio per gli ammalati, per i briganti e per i poveri, è al tempo stesso ospedale e nascondiglio.

Vincenzo Padula: "Il Bruzio" (1864) Stato dei lavori pubblici nella nostra provincia: la strada della Sila
...se ne dispose la costituzione nel 1856 a spese del Tesoro e di quella miriade di villaggi sotto il nome di: Casali. Ai Casali, i cui abitanti non altrove che in quel magnifico acrocoro, che è la Sila, popolato di vacche, di pecore e di giumente, hanno i lori maggesi e le loro industrie, quella strada tornava indispensabile, e indispensabile tornava pure alla pubblica sicurezza; ma i casali erano, colpa la loro povertà, impotenti a contribuire la metà delle spese in 60000 docati; il governo borbonico anticipò parte della spesa e se ne rivarrava a poco a poco sui ratizzi silani. Si dicevano ratizzi le quote che a quel tempo il commissario assegnava alle popolazioni dei casali, e dalle quali i comuni avevano il reddito. La strada fu cominciata ma non fu finita, due furono le sventure che la colpirono: i Casali si rifiutarono a continuare i loro pagamenti e il governo si rifiutò di eseguire gli obblighi assunti dal governo borbonico di concorrere alla metà della spesa.

Eugenio Arnoni: "La Calabria illustrata" (1875) Leggi contro il disboscamento
Carlo III il 6 febbraio 1759 con un bando, cercò di frenare lo sdradicamento delle foreste, ma non valse ad impedire il lento ed ostinato progresso che venivan facendo in questa provincia gli scellerati agricoltori. Tutte le seguenti leggi, e bandi ebbero lo stesso esito cioè non servirono a nulla.
Nicola Leoni: "Studi istorici su Magna Grecia e su la Brezia" (1884)
Questi parla della "sacra" selva ovvero dei monti della Brezia, della loro condizione climatica, della caccia ai quadrupedi e ai pennuti, e naturalmente della rigogliosa fauna.

Leopoldo Pagano: "Natura Economia Storia in Calabria" (1892)
I nostri legami furono molto apprezzati presso le regioni estere, soprattutto per la costruzione d’edifici e di navi. Nei tempi passati fu capo di guadagno il commercio che facemmo con altre nazioni. Nei tempi antichissimi la Sila doveva essere impraticabile ed orrida, quanto era vasta, deliziosa nell’estate, non solo per la purità e la freschezza dell’aria, ma anche per le limpide e fresche fontane rigagnoli e per le ombre degli alberi, e diventa stanza grata e salutevole sia agli uomini sia agli animali. Le famiglie benestanti hanno eretti dei casini, dove la villeggiatura estiva è così deliziosa e sublime.

Francesco Lenormant: "La Magna Grecia" (1881)
Lungo la vallata del Neto, gli aspetti alpestri della natura si moltiplicano. Ora sono delle gole desolate e selvagge, racchiuse fra le nudi rocce; ora dei pendii rivestiti di verdi praterie sparse di gruppi di alberi; ora dei folti boschi dagli alberi giganteschi.


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