Ai primi del 1806 le vicende politiche e militari si susseguirono travolgenti nel Regno di Napoli. L'arrivo in città del generale francese Massena e la fuga di Re Ferdinando a Palermo il 23 gennaio misero, di fatto, il Regno nelle mani dei francesi. Del resto, associare il Regno di Napoli al sistema imperiale significava togliere una spina dal fianco dell’Impero di Napoleone, rafforzandone il lato meridionale. Il trono di Napoli fu assegnato a Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone. L'esercito borbonico nella prima decade di marzo tentò a Campotenese un estremo sforzo per fermare i francesi, ma la disfatta fu totale, per cui anche la Calabria si spalancò alla penetrazione straniera.
La data del 30 marzo 1806 segna, di fatto, l’inizio del dominio napoleonico in Calabria. C'è da dire, in ogni modo, che la regione si rivelò un osso più duro del previsto e quella che sembrava una conquista facile riservò all'esercito francese, abituato ai grandi trionfi in Europa, il primo umiliante smacco.
A parte i problemi di ordine pubblico che pure vennero in qualche modo risolti, il decennio di governo francese (1806-1815) rappresentò per il Regno di Napoli e per la Calabria un'epoca di grandi riforme politiche e amministrative. Oltre che per le Leggi eversive della feudalità emanate dal Re Giuseppe Bonaparte in data 2 agosto 1806 (pubblicate in data 14 agosto 1806 e confermate dal Murat nel 1810: venne abolito il regime fondiario feudale con tutti i suoi diritti e privilegi. Furono altresì aboliti i titoli nobiliari. Del resto, la Calabria annoverava 25 principi, 14 duchi, 18 marchesi, 2 conti e ben 135 baroni), la riforma napoleonica è da tenere ben presente per via del riordino delle circoscrizioni amministrative, che servì a dare un nuovo assetto politico a tutto il territorio. Furono, infatti, soppresse le Regie Udienze, e furono istituite le Province, i Distretti, e i Circondari. L’estensione al Regno dei principi della Costituzione dell’anno VIII e degli istituti amministrativi previsti dalla legge 28 piovoso rappresentava uno dei tramiti principali con i quali la riorganizzazione amministrativa dei paesi conquistati ne consentiva una più stretta integrazione nel sistema imperiale. Tuttavia l’adattamento di un impianto amministrativo, qual era quello francese, complesso ed estremamente coerente in sé stesso ad un paese che le stesse fonti napoleoniche in maniera concorde indicarono tra i meno idonei ad accogliere modelli di amministrazione nati in ben altre circostanze e fondati su culture e pratiche giuridico- politiche diverse e distanti, apparve fin dall’inizio problematico. Ad onor di cronaca dobbiamo registrare che un primo tentativo di riordino territoriale si era avuto il 9 febbraio 1799 per opera del Gen. Championnet, il quale aveva diviso il Dipartimento del Crati in 10 Cantoni (Cosenza, Corigliano, Cirò, Acri, Castrovillari, Tarsi, Castel Sarracino, Lauria, Belvedere e Belmonte). A seguito del summenzionato riordino territoriale Aprigliano entrò a far parte del Cantone di Cosenza. In realtà mancò il tempo per rendere esecutiva la ridefinizione del territorio in quanto la repubblica Partenopea cadde subito dopo a seguito della Riconquista del Cardinale Ruffo. La vera riforma venne avviata con i provvedimenti legislativi dell'8 agosto (la quale si spirò, nelle sue linee di fondo, alla legislazione dell’anno VIII, in ispecial modo alla legge 28 piovoso), del 18 ottobre e dell’8 dicembre 1806 relativi alla formazione delle amministrazioni municipali, con cui venne definita la divisione del Regno di Napoli in province, distretti e capoluoghi (circondari o governi). La Calabria mantenne le due province (Citeriore e Ulteriore), rette ciascuna da un intendente. A loro volta le province furono suddivise in 4 Distretti, presieduti da un Sotto Intendente, di 9 Circondari ciascuno. Aprigliano fu attribuito al cosiddetto Governo di Pietrafitta, nel Distretto di Cosenza. Il Regno di Napoli, attraversato per l’intera lunghezza dalla catena degli Appennini, presentava una divisione molto facile. Tuttavia si procedette ad una ulteriore rettifica delle circoscrizioni antiche secondo criteri storici e non geometrici. Il problema era stato discusso a lungo. Fu deciso di intervenire solo nel senso della correzione di alcuni distretti con una migliore definizione del territorio, suddividendone alcuni degli antichi e aggregandone altri ad altre province, lasciando sussistere la precedente struttura in quattordici province. La riforma fu portata a termine con la legge 4 maggio 1811. Questo provvedimento risolse i principali inconvenienti della divisione territoriale disposta dalla legge 8 agosto 1806, agevolò notevolmente la corrispondenza tra i vari distretti e l’amministrazione interna delle singole province. Dunque Aprigliano, a seguito del riordino Amministrativo del 1811, venne elevato a Capoluogo di Circondario comprendente il Comune di Sant’Ippolito con Turzano, Pietrafitta, Francone, Vicinanzo, Campitello, il Comune di Le Piane con Figline e Francolise; il comune di Donnici Soprani con Donnici Sottani, e il Comune di Cellara (la posizione di questo Comune veniva riconfermata nel 1816). In conseguenza della passaggio a Capoluogo di Circondario ed in applicazione della legge n. 140 del 20 maggio 1808 e del contestuale decreto n. 141, stessa data, Aprigliano diventa sede di Giustiziato di Pace. Le baglive vennero abolite con legge 22 maggio 1808, n. 153. In Aprigliano risiedeva, pure, lo Stato Maggiore delle Guardie Civiche Provinciali.
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