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Martora

La martora... La martora è un animale robusto e agile, con corpo snello e gambe più lunghe di quelle della faina da cui si distingue per il colore giallo, della macchia golare.


La pelliccia, morbidissima e lucida, è per il resto marrone, la testa è leggermente schiacciata con muso scuro e allungato dotato di vibrisse tattili, le orecchie sono abbastanza lunghe e larghe, gli occhi molto grandi. La dentatura è robusta e tipicamente da carnivoro e mascella e mandibola si possono articolare fino ad aprirsi ad angolo retto consentendo a questo animale di addentare anche prede molto grosse. I piedi sono dotati di cinque dita con unghie forti parzialmente retrattili e cuscinetti ricoperti di pelo che si fa più fitto in inverno. Ha abitudini notturne e soprattutto crepuscolari, anche se può capitare di incontrarla di giorno. E’ in grado di arrampicarsi e di saltare con grande agilità, è forte e molto timida: tutto ciò la rende un micidiale predatore molto misterioso, che riesce a passare spesso del tutto inosservato. Sceglie come tana cavità degli alberi o vecchi nidi di scoiattoli o uccelli e non se la scava mai nel terreno e la imbottisce con peli, piume e foglie. Ha istinto territoriale e marca il proprio territorio con feci, orina e secrezioni ghiandolari. La femmina ha un territorio più piccolo di quello del maschio, all’interno di questo. Normalmente procede a balzi, ma sempre silenziosamente, e si apposta per sferrare attacchi fulminei sulle prede che uccide con un morso alla gola per recidere la carotide: le divora con calma nascondendo i resti in “dispense” dove torna per finire il pasto. Non è vero che compie stragi inutili, come erroneamente talvolta si crede. Non ha praticamente nemici naturali, se non alcuni uccelli da preda, come l’astore, l’aquila reale e il gufo reale, e i grandi mammiferi predatori, che comunque catturano di solito i giovani. Il grido di richiamo è un “toch-toch-toch”, può ringhiare quando è arrabbiata e strillare se spaventata, emette anche borbottii e grugniti. Nel periodo degli amori miagola come i gatti domestici.
HABITAT
Foreste, soprattutto di conifere, ma anche miste e di latifoglie.
ALIMENTAZIONE
Ghiri, scoiattoli, uccelli, lepri e conigli selvatici e del tutto eccezionalmente anche animali più grandi come piccoli di capriolo. La dieta tipicamente da carnivoro viene integrata con miele, frutti selvatici maturi e bacche.
RIPRODUZIONE
Tra giugno e agosto i maschi si fanno più territoriali e si mettono alla ricerca di una femmina: si hanno quindi scaramucce tra maschi, richiami sonori e intense marcature del territorio. Gli accoppiamenti avvengono sugli alberi o sul terreno, ma si possono avere anche violente liti tra i maschi e femmine sessualmente imature presenti nel loro territorio. L’ovulazione avviene dopo la copulazione e l’uovo fecondato può sospendere il suo sviluppo per riprenderlo dopo l’annidamento nell’utero. La gestazione dura 9 mesi circa e per un certo periodo maschio e femmina conducono vita di coppia: 3-5 piccoli nascono in marzo-aprile nella tana e sono biancastri, senza pelo e con la macchia golare già visibile. La madre li allatta per 6-7 settimane e poi procura loro le prede fino a che i figli, che nella fase dello sviluppo sono più scuri degli adulti, non cominciano a seguirla per imparare ad arrampicarsi e a cacciare. In estate i maschi si disperdono in propri territori, seguiti subito dopo dalle femmine. La maturità sessuale viene raggiunta ad 1-3 anni di età.
STATUS E CONSERVAZIONE
La martora vive in tutta l’Europa Occidentale ad eccezione della penisola Iberica, della Gran Bretagna, dove è molto localizzata, e dei Paesi Bassi, oltre che nell’Asia settentrionale. In Italia è ampiamente diffusa sul tutto il territorio nazionale, grandi isole ed Elba comprese, anche se con densità molto bassa dovuta al vastissimo raggio d’azione dei singoli individui. Lo stretto legame tra la martora e le grandi foreste indisturbate in cui si trova ai vertici della catena ecologica rendono questo animale leggermente a rischio, anche perché non si è del tutto annullata la minaccia del bracconaggio da parte di chi lo considera erroneamente un animale “nocivo”. In passato fu intensamente cacciata per la sua pelliccia.


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