Luigi Benedetto Le Pera, per tutti Gigino, nasce ad Aprigliano il 18 novembre del 1932, figlio di Alfonso, piccolo commerciante, e di Giulia Gallucci. La sua infanzia trascorre tranquilla tra la casa natìa e le terre possedute dagli zii materni nel catanzarese. In un’epoca in cui la Fame ha un aspetto tangibile ed è una presenza quotidiana, egli ha la fortuna di essere risparmiato da questo demone che incombe sull’esistenza di molti dei suoi coetanei. L’improvvisa perdita del padre, lo costringe, all’età di poco più di 10 anni, a passare repentinamente, e senza soluzione di continuità, dall’infanzia all’età adulta. Per dare una mano alla madre, rimasta sola con sei figli (il settimo era emigrato negli Stati Uniti), gestisce, poco più che adolescente, un emporio tra i boschi della Sila, dove lavorano gli addetti alla produzione del carbone, insieme ai quali trascorre quasi sei mesi l’anno (la famiglia conserva i libri contabili di quegli anni, in particolare del 1949, le cui nude cifre testimoniano, insieme agli appunti a margine di Gigino, la durezza e l’asprezza di una vita a dir poco disagiata, qual era quella dei poveri carbonai). Impossibilitato a terminare gli studi (si fermerà alla licenza media e, di questo, porterà sempre dentro di sé un profondo rammarico), decide nel 1953 di tentare la grande avventura e di trasferirsi in America: il Paese dei sogni e delle speranze per la dolente Italia del dopoguerra; il Paese nel quale egli trascorrerà sette anni di duri sacrifici volti ad offrire aiuti continui e concreti alla famiglia rimasta in patria; il Paese che risulterà essenziale per la sua formazione e per l’apertura dei ristretti orizzonti meridionali.
Dell’America, la cui lingua si impone di apprendere fin da subito e che mai dimenticherà, egli apprezza la libertà e la sensazione di infinite opportunità che pare offrire, ma non si adeguerà mai a quello stile di vita iper-individualista e spersonalizzante, così lontano dal suo sentire la comunità. Tornato in Italia nel 1960, rileva l’azienda di famiglia, rinnovandola profondamente, trasfondendovi tutte le sue capacità e trasformandola in quella che per quarant’anni tutti conosceranno come “a putìga e Giginu”. Nel 1965 si sposa con Anna Maria Ferraro, originaria di Piane Crati, dalla quale avrà due figli, Alfonso e Giulio. La salute non gli è particolarmente amica e nel 1978 viene colpito da un primo infarto. Egli, però, continua, imperterrito, la sua vita scandita da un lavoro che assorbe la più parte delle sue giornate e nel quale molti avranno modo di sperimentare la sua naturale generosità (raramente ricambiata), generosità spesso eccessiva che forse non corrisponde ai canoni propri della figura dell’imprenditore. Minato da innumerevoli malanni, cede la propria attività alla fine del 1999. Termina così la storia della gloriosa Ditta Le Pera che aveva aperto i battenti nel lontano 1876. Gigino si prepara ad una vita più tranquilla, da pensionato e felice nonno, ma un ennesimo infarto lo stronca il 9 agosto del 2000. Un paese intero piange ai suoi funerali; la piazza, che tante volte lo aveva visto sostare, resta muta per diversi giorni. Fra le tante testimonianze che ne tengono vivo il ricordo, ci piace ricordare quella di un giovane marocchino, un musulmano fra tanti cristiani che spesso di cristiano hanno soltanto il nome, un immigrato le cui difficoltà un uomo che quarant’anni prima aveva vissuto la medesima sorte riusciva a comprendere meglio di altri. Questo giovane, incontrando uno dei figli di Gigino pochi giorni dopo i funerali, si ferma a parlare con lui rivolgendogli queste testuali parole: "Gli uomini come tuo padre non dovrebbero morire perché, in mezzo a tanti cuori neri, tuo padre era un uomo dal cuore bianco”.


