Ferdinando Vigna, per tutti “Nardino”, nasce ad Aprigliano il 31-03-1946 da Armando Vigna e da Maria Mancuso . Il padre scompare ancora giovane, il 26-8-1946, a causa di un incidente sul lavoro in Sila e Nardino, che ha solo dieci anni, si ritrova a collaborare attivamente con la madre, donna di grande bontà e virtù, per provvedere alle necessità della famiglia, che comprende un altro fratello e due sorelle. Gli anni successivi – che sono quelli dell’immediato dopoguerra - sono molti difficili, soprattutto sul piano occupazionale, e particolarmente duro è il 1952, che Nardino tuttora ricorda come l’anno di maggiore sofferenza nella sua vita. E’ di questi anni l’ingresso nell’Azione Cattolica, che lo vede particolarmente impegnato nel 1954 nella comunità parrocchiale di Corte affidata alle cure di Don Luigi Ruffolo.
Anche Nardino ha conosciuto, come tanti ad Aprigliano, l’emigrazione e nel 1964 parte per Savona, ma ritorna presto e il 22-9-1968 sposa Silvana Bigotta, conosciuta a Marano Principato, durante uno degli innumerevoli spostamenti di cantiere della ditta edile presso la quale lavorava. Nardino e Silvana hanno avuto due figli: Armando, specializzando in “ Malattie infettive” , e Andrea laureando in Medicina, entrambi presso l’Università di Pisa .Nei primi anni’70 nasce anche l’impegno politico e sociale di Nardino, che lo porta a militare nel PCI e nel sostenere l’onere di una candidatura nell’elezione per il rinnovo del consiglio comunale di Aprigliano. Nel 1945, le sue prime poesie sono state raccolte in un volumetto dal titolo “Memorie di vita paesana” ovvero”l’essenzialità dell’esistenza”, a cura di amici, e stimatori delle sue rime. Nardino continua con grande amore la sua attività di “Mastro” muratore, che svolge insieme ad alcuni carissimi compagni di lavoro e al fratello con un’abilità non comune, tanto che nel paese non è difficile riconoscere la “mano” di questa affiatatissima squadra di “mastri”, ultimi detentori e custodi di un sapere antico ormai minacciato e prossimo a scomparire.
La profonda crisi involutiva del nostro tempo, sintesi estrema di un lacerante travaglio, volto alla ricerca di un perfezionismo esasperato, è sfociata, inevitabilmente, nell’enfatizzazione del protagonismo assoluto, nella “io...logia” a tutti i costi, nella cultura dell’autodeizzazione personale... In un siffatto scenario, scrivere, anzi pennellare a tinte non certamente forti ma decise ... prende sinergicamente forma il ritratto di Ferdinando Vigna, per tutti “Nardinu”. Personaggio mite, sereno, dotato di grande carica umana, acuto osservatore del sociale, del vissuto quotidiano, ne fissa le immagini e gli umori, li somatizza e li traspone con amore nei suoi scritti... Cultore di una filosofia speculare, che è figlia legittima di una vita vissuta nella sua essenza,nei suoi attimi, nelle sue contraddizioni, nelle sue difficoltà, nell’amore per la famiglia, e,sopratutto, nella fede, elemento su cui si fonda la sua personalità...
(tratto dal libro Memorie di vita paesana ovvero "l'essenzialità dell'esistenza")
Ferdinando Vigna



