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Antonio De Paoli

Antonio De Paoli, la sua storia

Antonio De Paoli nasce ad Aprigliano (CS) il 5 settembre 1954. È figlio d'arte. Il padre, suonatore di tromba e di violino, lo avvia sin da bambino agli studi musicali. Studia al Conservatorio S. Giacomantonio di Cosenza dove compie gli studi di clarinetto.
Per molti anni svolge un'intensa attività concertistica, eseguendo musica da camera, dapprima in Duo con un pianista, in seguito con un altro clarinettista. Successivamente, inizia una nuova esperienza musicale: il Jazz. Suona, da solista, il sax tenore e il clarinetto nella The Jazz Orchestra di Cosenza, formata da sedici professori di orchestra.
Nel 1992 intraprende un nuovo corso di studi al Conservatorio e consegue il Diploma superiore di musica Jazz, specializzandosi in Composizione e Arrangiamento per orchestra. Dagli anni Ottanta in poi si dedica con fervore alla composizione, spaziando in quasi tutti i generi musicali, alla ricerca di uno stile originale.
Attualmente è docente di Educazione Musicale presso l'Istituto Comprensivo Statale di Aprigliano.
La sua biografia è presente nel volume Musicisti Calabresi di E. Vigna (Editur Calabria) e nella bibliografia Presenze calabresi nella storia della musica italiana (Biblioteca Nazionale di Cosenza).

Musica composta:
*Mosaicus Contrast, duetto di musica moderna per due clarinetti, 1983.
*Wandering Blues, composizione per orchestra Jazz di sedici elementi, 1985.
*Thema Bee Bop for Silvany, composizione per orchestra Jazz di sedici elementi, 1986.
*Swing for two brothers, composizione per orchestra Jazz di sedici elementi, 1987.
*Bb flat blues, composizione per quartetto jazz
*Fusjon Quartet, composizione per quartetto jazz
*Swing for my friends, composizione per quartetto jazz

Dal 1987 a tutt'oggi:
*Composizioni didattiche, vocali e strumentali, per la scuola dell'obbligo: Alla conquista di Marte; Spectrum 80; Fantasia; Sogno; Romanza d'amore; Serenata r'amure; Serenata a dispiettu; Rockando; Salsa Latina; La storia del brigante; La raccolta delle olive; Buon Natale; La stella cometa; La notte Santa; Shalom; ecc.
*Composizioni per Pianoforte (anni novanta): Aria in Do maggiore; Metamorfosi; Sonatina Prima; Romanza; Berceuse Veneziana; Concertando.
*Volumetto testo-musica sulla musica popolare calabrese, con particolare riferimento al folclore di Aprigliano.
*Numerose composizioni di musica leggera.
*Brani per opere teatrali e cortometraggi.

E’ cultore, inoltre, di studi demo-antropologici e svolge, da alcuni anni, ricerche su fatti e circostanze del passato, legati al proprio Paese. La facilità creativa e la spiccata sensibilità artistica, unite ad una viscerale apriglianesità sono le peculiarità che meglio lo identificano. E’ autore del romanzo In nome del Padre, Edizioni Orizzonti Meridionali; del saggio storico Gli altri siamo noi, Luigi Pellegrini Editore; del saggio Processo ai Processi - La vera storia di Francesco Acciardi - Ultimo brigante di Calabria, Edizioni Planet Book Service; dei racconti poi cortometraggi U ‘ncippunamientu e C’era ‘na vota, quest’ultimo premiato con una menzione speciale al VI Concorso “G. Pezzulli”; dello studio ricerca sul folclore  di Aprigliano e di poesie dialettali e in lingua. Nel 2008, il suo testo “Il Mio Paese” è risultato vincitore del Premio Letterario “Poesia a Lappano”. Adesso è impegnato in un complesso lavoro di ricerca filologica, sulle mutazioni fonetiche, morfologiche e sintattiche dell’idioma apriglianese, dal seicento ad oggi. Una sorta di grammatica storica, che analizza tutti gli scritti dei maggiori poeti dialettali apriglianesi, con una nutrita appendice dei “Modi di dire” più caratteristici legati al periodo di trattazione.


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Processo ai Processi... Antonio De Paoli

Nel saggio Processo ai Processi, con un raccontare fluido, snello, accattivante e a tratti intrigante, l’autore ripercorre le tristi vicissitudini di Francesco Acciardi di Aprigliano… “Ultimo brigante di Calabria”. La storia, una dettagliata sequenza degli eventi succedutisi, si dipana in uno stile che, rifuggendo dalla rigidità espressiva propria della cronaca, ne smussa le angolature con un fraseggiare morbido, volutamente descrittivo, quasi da romanzo, così da rendere facile e piacevole  a un tempo la fruizione.

E’ un saggio solidamente strutturato e soprattutto ben documentato, frutto di un lungo lavoro di ricerca, nel quale l’autore impegna tutte le sue energie mentali nel tentativo, riuscito, di stare sopra le parti. Il divenire di questo torbido fatto di cronaca nera che, come solo i grandi avvenimenti sanno fare, ha impressionato le coscienze tutte dell’epoca, è intriso di una continua e attenta storicizzazione degli eventi, che trova piena realizzazione nell’Appendice, parte conclusiva del volume. Quest’ultima contiene un breve inquadramento storico del periodo 1893-1934, con notizie inedite di Aprigliano, legate allo scorrere della vicenda.


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Gli altri siamo noi

Il saggio Gli altri siamo noi  “L’identità smarrita”, è una ricerca storica e demo-antropologica sulle origini dei cognomi e dei soprannomi di casato ad Aprigliano dal Medioevo ai nostri giorni. Un vero e proprio processo di memoria.

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In nome del... Padre

Pubblicato nel 2003 il romanzo "In nome del... Padre" Una storia d’amore (Edizioni Orizzonti Meridionali), racconto ambientato nella Aprigliano dei primi del ‘900, relativo ad una passionale e contrastata storia d’amore tra due giovani appartenenti a classi sociali diverse, costretti a scontrarsi con i pregiudizi della tradizione e le macchinazioni di un padre-padrone che rifiuta di mettere da parte le prerogative proprie della sua condizione sociale.

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Il mio paese

Maestoso, ridente, altero,                                                                  
fecondo di muse benigne,
di echi lontani, mai persi
e di profondi e antichi umori,
…questo è il mio paese.

Le strade irte e faticose,
i vicoli inarcati di sapienza
specchi fedeli di vita vissuta;
i colli indorati di grano,
generosi di mille profumi e colori;
le ombrose acacie
che picchettano solenni i nostri eroi;
i muri corrosi dal tempo
come dignitose e austere colonne…
tutto trasuda del suo umano vigore,
senza cupidigia e senza inganno,
…questo è il mio paese.

In un tutt’uno mio padre,
mia madre, mio fratello,
mia sorella, mio amico.
Custode fidato di voci e memorie passate,
testimone veritiero e geloso
di mille consumati segreti,
di bisbigli, di sogni e passioni,
di storie d’amore mai nate,
d’inganni, amarezze, perdoni,
di bimbi affamati, mai domi.
Di struggente profumo di pane
appena sfornato da mani incallite,
miraggio agognato di pance mai piene,
…questo è il mio paese.

Quante cose conosce e ci dice,
quanti misteri affascinanti rivela,
col suo muto assordante silenzio.
Quanto onesto, copioso sudore
dalle fronti alte e rugose ha visto asciugarsi,
e quante schiene di donne sapienti,
incurvarsi operose sui lenti telai.
Quanto muto, rassegnato dolore,
tristezza, solitudine, rancore,
ha visto negli occhi già spenti di giovani spose,
per il pesante tributo d’amore,
umiliato e spezzato
da sempre più ingorde terre lontane,
…questo è il mio paese.

Quale libro più saggio mai scritto,
quale archivio più ricco di dati,                                             
perché dunque non urla ai suoi figli,
squarciando il grigiore delle loro menti distratte,
il monito severo di eterno tutore,
che nulla tra tutte le cose del mondo,
del paese natio è più sacro e più caro.


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