Annamaria Vigna, la sua storia...
Annamaria Vigna nasce a Cosenza, il 12 Agosto 1972. Risiede ad Aprigliano nella pittoresca frazione Agosto. Si definisce “disoccupata cronica”. Ha pubblicato due raccolte delle sue poesie : “Ritratti”nel 1991 e “ Di terra e di vento” nel 1998. La sua grande capacità è di non prendersi troppo sul serio. Infatti, come testualmente ha dichiarato "scrive, poiché ormai lo fanno tutti ; la cosa curiosa è che ha il coraggio di pubblicare, quello che scrive! Ma soprattutto scrive perché ha constatato di non poterne fare più a meno". Ha in cantiere un nuovo lavoro. Se riuscirà a reperire i fondi necessari alla pubblicazione, entro quest’anno lo leggerete, altrimenti dovrete aspettare l’anno prossimo!! Non conduce proprio una vita elettrizzante. Le sue poche passioni sono: "I tramonti, il cielo stellato, il verde e gli animali". Ama i libri, i film in costume, la musica classica e il Mosè di Michelangelo. Per nulla ottimista, il suo primo pensiero al mattino: “Leggere”. Il suo ultimo pensiero prima di andare a dormire : “Ma dove sta Dio in tutto questo?”. Non ha ancora trovato una risposta.
Ultimo velo
Sento Voci invadere il silenzio, nelle profondità del mio cuore affonda le radici un’alba chiara; il passo è breve, breve è la storia…! Mi sorprendo, muta sentinella del passaggio, ad afferrare gli istanti fuggenti della vita, a frenarne l’ansia, a suggellarne il ticchettio ritmante nella luce. E’ sera ! E’ non si può tornare indietro quando è sera. Nel buio degli aceri Lo specchio iridescente Non riflette; non vedo il sentiero, e non trasudo il mio corpo, e non ti vedo, amore mio nella penombra, negli occhi imperscrutabili di chi tace e si trastulla in metriche poetiche e foglie morte. Non ti vedo, ma sento le tue mani arpeggiare melodie pagane sul mio corpo. Sei tu, tutto ciò che resta, tutto ciò che mi separa dal mattino, dalla luce. La luce…. Ora Chiaro è il sentiero e sento, e vedo ancora l’alba chiara. La luce simfa scudo,si fa breccia, si fa cielo, si fa fonte… e mi disseta. Cadono in frantumi Le incertezze e le mani, libere, si arrendono, si incrociano, parlano con Dio… e,nella quiete raccolta, cade anche l’ultimo velo.
Sensi incantati
Vivimi, come un tramonto sul mare, raccogli ogni mio respiro che nasce dal silenzio e muore nel silenzio delle tue labbra socchiuse. Raccoglimi, come una rosa del tuo giardino e porta con te il mio profumo; sarò la fragranza delle tue notti, tra le lenzuola. Mi penserai, svegliandoti al mattino e, dolcemente nel caffè, ritroverai il sapore dei miei baci.
Nell'assenza
Ti perderò ancora, amore mio, nel tunnel dei silenzi che percorro, quando tornerà l’inverno in fondo al viale e l’azzurro si tingerà di viola in fondo al cuore; non avranno più limiti i miei occhi, né segreti, quando tu ne scruterai il profondo. Rinnegherò queste mani e queste labbra Nell’attesa che ritorni, ringrazierò questo cuore e il suo dolore nell’assenza.
Lascia che sia
Lascia che sia il colore di un abbraccio A dirti ciò che mai le mie labbra Hanno osato… Quel che tu ricordi È nulla o poco, e non ha senso continuare a cercare. Forse quel che ricordi è il volto astratto Di un’esanime figura, il sordo battito di un cuore incredulo, la scia di un ricordo che lacera i contorni e che ti dà l’ebbrezza statica del cielo nella leggerezza di un gabbiano. Lascia che voli oltre Quel gabbiano, lascia ancora più spazio tra te e il cielo; lascia che il vento scompigli le pagine di ciò che è stato, e quel nulla o poco, nell’azzurro dei tuoi occhi, tornerà a rivivere…
Il tuo ricordo
L’ho fatto ancora: ti ho pensato, mentre, tra le foglie, il vento sussurrava dolcemente una promessa; andirivieni di emozioni, attimi di silenzio,poi la fragilità di certi pensieri e la tenacia di molti ricordi, che la mente conserva, e colori smorzati da interminabili inverni. Pare non avere mai fine Il silenzio di certi momenti… Ma ora che tutto si ricuce, torna a soffiare il vento tra le foglie, mentre porpora tra le nubi si dissolve; resta un cielo terso, denso di immagini e scompigliati frammenti di un passato che folgorano i pochi attimi di quiete nell’abbraccio sincero che mi dona il tuo ricordo.
Un rubino
Ho un rubino incastonato nel cuore, reso opaco dal rancore; una folata di vento lo smeriglia… Ora è lucente e puro e non ha più paura di affrontare il giorno, i tuoi occhi, spezzanti parole e sguardi raggelanti, non ha più paura di lottare, lui, solo contro il mondo ora che il suo scudo il vento ha spazzato via un soffio. Splende della luce del sole, torna a pulsare fremente per quella fiamma mai spenta e una tempesta di sentimenti si scatena.
|
|