Nella luminosa scia della poesia d’arte calabrese, che ebbe culla in Aprigliano e la più alta espressione in Domenico Piro alias “Donnu Pantu”, si inserisce a pieno diritto Angelo Piro (1900-1976) autore del libro “U fusu e la cunocchia” (Cosenza, 1971), che a quella tradizione si richiama e si riconduce con scioltezza, musicalità e contenuto. Tali peculiarità egli pone in evidenza già nella poesia “U fusu e cunocchia” dove, assieme all’abilità pittorica nella descrizione di questo prezioso quadretto d’angolo di paese, rivela una notevole facilità del verso, unita alla perfezione del verso, unita alla perfezione delle assonanze ed alla felice onomatopeicità delle ottave.
Ed ancora viva e sentita si manifesta la capacità di schietto e spontaneo poeta nella poesia “Viata a tie”, di cui basterebbero i soli primi versi per fra comprendere le doti e la sensibilità dell’autore.
L’attitudine e la facilità nel verseggiare, il Piro le pone ancora in luce in “La mala sorte mia crudìle e ‘nfame” ed in “Vuogliu nu vasu”, la prima chiaramente autobiografica, colma di tristezza e trasparente risentimento per l'avverso destino che lo perseguita, la seconda piena di stizza e di dispetto non contenuti per le manifestazioni di furbesca ritrosia della donna amata.
Una considerazione particolare meritano i versi di “Apriglianu”. Sin dalle prime strofe appare chiara la partecipazione affettiva dell'autore a quanto scrive su il borgo in cui è nato ed a cui è intensamente legato da vincoli culturali poiché, proprio dall'ambiente e dalle tradizioni poetiche apriglianesi egli trae l'ispirazione per i suoi componimenti e dal dialetto apriglianese il linguaggio idoneo ad esprimerli.
È naturale perciò che egli abbia voluto scrivere del suo borgo e dei suoi poeti, delle sue glorie, quando in così poco conto tali glorie vengono tenute da coloro i quali avrebbero il dovere di non far disperdere un patrimonio culturale così ricco, che ha posto Aprigliano al centro dell'interesse di tutti gli studiosi del vernacolo e della poesia d'arte dialettale calabresi.
Non è senza rammarico perciò che il Piro ricorda agli immemori Apriglianesi i nomi di coloro i quali diedero tanto lustro a questo paese e le cui opere, sparse ed apprezzate ovunque, non hanno trovato, proprio in Aprigliano, quella cornice di luce e quell’impegno di conservazione che ben meritavano!
Il materiale bibliografico e letterario è stato tratto dal libro "U fusu e la cunocchia" (Cosenza 1971).


